Storia di Arborea


Chiesa

Nel dicembre del 1918 la Banca Commerciale Italiana dava vita alla Società Bonifiche Sarde. Alle 850.000 lire versate dall’Istituto milanese si aggiungevano le quote di altri tre soci, Fernando Adamoli, Giuseppe Menada e Giulio Dolcetta, ciascuna pari a cinquantamila lire. Menada assumeva l’incarico di presidente della società mentre l’ingegnere vicentino Giulio Dolcetta era nominato amministratore delegato. Egli partecipa alla grandiosa impresa della costruzione della diga sul Tirso e diviene ben presto uno degli animatori delle associazioni imprenditoriali cagliaritane. Apostolo della modernità, Dolcetta avrà un ruolo di spicco fino al 1933, quando, per varie ragioni, preferirà abbandonare l’isola.

 

La S.B.S. nasceva con lo scopo di trasformare radicalmente un’area estesa quasi ventimila ettari. Il territorio era in gran parte occupato da stagni ed acquitrini. La presenza dell’uomo era limitata a pochi pastori, mentre gli specchi d’acqua offrivano rifugio alla zanzara anofele. La malaria impediva ogni tipo di attività stabile. Occorreva procedere in due direzioni. Per prima cosa, prosciugare il territorio della piana regolando il corso di fiumi e torrenti che dal Monte Arci si riversavano con disordine a valle.

 

In secondo luogo, bisognava rendere produttive le terre strappate alla palude, creare una nuova e redditizia agricoltura per ottimizzare gli investimenti della Società, attingendo ai fondi cospicui assegnati per legge in materia di “bonifica integrale”. Da tutto il circondario accorsero operai a giornata per la costruzione di strade e canali, ponti ed argini, pozzi e serbatoi, officine e ferrovie, ambulatori e case coloniche. In questa fase il ruolo dei sardi fu essenziale. La certezza di un guadagno sicuro richiamava giornalmente centinaia di muratori, fabbri, falegnami, operai generici, abituati fra l’altro a convivere con la malaria, inquadrati nei vari comparti aziendali come la cava, la bloccheria, l’edilizia civile, i lavori di prosciugamento o di rimboschimento.

 

Più complesso era il discorso relativo alla creazione delle aziende familiari contadine. In questo caso si preferì ricorrere a coloni continentali – padani specialmente – che avrebbero assicurato all’impresa un maggior attaccamento al fondo assegnato ed una più matura dimestichezza con il patto di mezzadria sottoscritto e con i ritmi produttivi richiesti.

Attorno ai vari centri colonici, spiccavano – giorno dopo giorno – nuove case e nuove stalle, appena imbiancate e pronte ad accogliere i nuovi arrivati ed il bestiame assegnato. Il 29 ottobre 1928 veniva inaugurato il “Villaggio Mussolini”, assurto a comune autonomo due anni dopo con il nome di Mussolinia di Sardegna. Questa fu la prima città di fondazione creata dal fascismo, dotata di tutte le principali strutture amministrative e politiche ed abitata da un numero crescente di residenti: oltre tremila, ad appena sei anni dalla fondazione. Il nome della città muterà per decreto il 17 febbraio 1944: “nasceva” cosìArborea, una comunità certo molto giovane ma non per questo priva di storia.

Nel 1946, infine, viene eletto il primo Consiglio Comunale.

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Relazione sui Salesiani
 

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